Guerra e Pace 1984
Dal 27 Settembre al 15 Novembre ’24
Collezione Banco BMP – presso Bipielle City – Lodi
Come precisa il losofo Sloterdik, Ira è la prima parola della letteratura
occidentale (Ira cantami o dea, di Achille ecc.) (Iliade Omero) da cui trae
origine l’idea della guerra eroica che fa del combattimento epico il momento
allegorico della verità.
Nel fenomeno estetico dello “splendore” della gloria, la civiltà attribuisce alla
guerra pensata come duello, il potere di generare i valori sociali, i valori
dell’arte e la capacità di rappresentazione dell’archetipo eroico destinato a
fermarsi un attimo che dura l’eternità.
Il dipinto mostra due anonime armate con divise non identicabili nel
momento di uno scontro frontale. Le masse in urto dei combattenti, a
differenza dell’opera di Paolo Uccello (alla cui forma s’ispira questo
dipinto) sono rappresentate prive di prospettiva e profondità. Gli effetti
geometrizzanti e visionari rendono il tutto fermo nel tempo.
L’opera si contraddistingue per il rigore compositivo; in contrappunto al
tremendo groviglio d’orrore e di violenza della guerra sussiste un equilibrio formale
e l’immagine di calma apparente.
Le aste bianche, che sono un’altro riferimento a Paolo Uccello, Battaglia di San
Romano, 1438, Museo degli Uzi, Firenze, forniscono l’unico segno di
movimento chiarendo che le due armate si scontreranno nel centro
dell’immagine. Dove, un labirinto ha il compito non solo di signicato ma
anche di struttura dell’impianto pittorico.
Nel tentativo di trovare un argomento di senso alle motivazioni che
scatenano uno scontro ho messo fra i due gruppi di duellanti un labirinto
come allegoria della difficoltà a trovare la corretta via.
La più profonda verità del labirinto è che occorre un sapiente interprete
perché il suo nodo enigmatico venga sciolto e quel “scioglimento” è una
guerra, la cui posta è da una parte la morte, dall’altra la conoscenza; e che
pertanto al combattente si richiede di scorgere l’inganno con le sue
stesse armi: ossia, di ingannare l’inganno trovando il centro su cui far perno
dapprima, e la via d’uscita poi.
Le due armate sono chiamate a risolvere questo arcano.
Titolo: GUERRA
Dimensione: 200×300 cm
Data: 1984
Tecnica: COLORI AD OLIO E ACRILICI SU TELA
Nel quadro PACE ho dipinto il silenzio. Nel quadro PACE c’è immobilità, ma non staticità, perché la pace che ho immaginato è vigile e scruta sempre l’orizzonte.
Il dipinto PACE presenta un’associazione al numero 3. Questo numero è
base e fondamento di molte cose. Denominato numero perfetto benché non
abbia nulla a che vedere con i numeri perfetti matematici. Infatti la triade
mette in relazione gli opposti (1 + 2) e ne è mescolanza e mediazione. E’ il
ritorno all’unità ossia la pace dopo la divisione caotica della guerra.
Quindi vediamo 3 personaggi su fondo verde, il colore che rappresenta
l’equilibrio e l’armonia tra la mente, il corpo e l’io emotivo. Due soldati si
riposano indifferenti l’uno all’altro, ma le loro divise indicano che
appartengono ad eserciti diversi. Una vera pace è in corso. Hanno smesso di lottare, forse riflettono sull’accaduto. Il tempo si è fermato ma non si sa per quanto.
La terza persona è una bambina che guarda l’orizzonte. Non è tranquilla,
sembra in allarme perché la pace per sua natura non è mai sicura, è sempre messa in discussione. E’ allerta. Sa che la pace è un valore prezioso, potrebbe non durare.
Nel cielo, 3 nuvole in posizione simmetrica hanno lo scopo di creare equilibrio. Sono ferme ma non sono su una stessa linea. Guardando da sinistra a destra del dipinto sono in discesa. Solo quella centrale si mostra intera, quelle laterali si lasciano vedere solo per metà. Sembrerebbero in movimento. Non lo sono. La vita non è movimento da e verso qualcosa, neppure dal passato al futuro. Tutta la vita è uguale a ogni sua parte. Non c’è somma. Da qui il percorso ripetitivo, ciclico della guerra, e della pace.
Ariel Soulé
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